| Gabriele Lavia rilegge il Macbeth di Shakespeare – da sempre considerato il dramma del potere, dell’ambizione e dell’ambiguità – come tragedia della condizione umana e del tempo. Di un tempo fatto di angoscia in cui un uomo nuovo è condannato alla paura di perdere ciò che ha raggiunto e vive nell’ambigua incertezza di essere qualcosa e di non essere mai nulla con certezza. Macbeth non è il portatore di un nuovo modello di realtà ma l’interprete dubbioso di una soggettività in pezzi, attore di una Scena che non è più il senso in cui poter agire e che non ha più senso. Il palcoscenico della storia è andato in frantumi e l’Uomo-Attore recita la sua vita come «la favola scritta da un idiota». Caduti tutti i riferimenti, i significati e i sensi si vanificano nelle parole vuote di un delirio di pazzia. |