| La lingua, la musica, e la cultura Yiddish – quell’inafferrabile miscuglio di tedesco, ebraico, polacco, russo, ucraino e romeno, la condizione universale dell’Ebreo errante, il suo essere senza patria sempre e comunque – sono al centro di Oylem Goylem, spettacolo cult di Moni Ovadia che più di ogni altro lo ha fatto amare dal pubblico. È un cabaret umoristico rituale, che «sa di steppa e retrobotteghe, di strade e sinagoghe», fatto di aneddoti e storielle, citazioni dotte e battute fulminanti, basato sul ritmo e sull’autoironia. La Stage Orchestra si rifà alla tradizione della musica klezmer in un suggestivo incrocio di stili, dal canto dolente della sinagoga all’esplosiva festosità delle ballate. Uno spettacolo in grado di esprimere «il suono dell’esilio e la musica della dispersione». |