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12/12/2008

I Menu Natalizi dell'Arena

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Tentato dalla storia di Cristo, di cui aveva dato anticipazioni in Accattone e ne La ricotta, ne Il vangelo secondo Matteo Pasolini si è ispirato alle sacre rappresentazioni popolari, ma vi ha sommato tutta la sua vasta e sicura conoscenza figurativa, il suo amore per il “pastiche” culturale: dal neorealismo italiano a citazioni di Dreyer e Eisenstein, Prokofiev e gli spirituals. Ha ritenuto, forte di una robusta preparazione e di un gusto sicuro, che nessun materiale antico o moderno fosse estraneo alla composizione del suo Vangelo. È toccato a Pasolini, peccatore confesso, cattolico tormentato dal dubbio, marxista angosciato, darci uno dei pochi film religiosi del cinema italiano. Da tutti i tentativi precedenti il Vangelo pasoliniano si stacca per il netto rifiuto dell’agiografia, per la passione contemporanea che alimenta le sue immagini.

Dopo l’episodio La ricotta del film Rogopag – gli altri episodi sono firmati da Ugo Gregoretti, Jean-Luc Godard, Roberto Rossellini –, la poesia dolorosa di Pier Paolo Pasolini doveva approdare ai temi di un’epica religiosa che riflettessero i caratteri popolari e nazionali, ideologici e civili del suo impegno. Il Vangelo di Matteo, la sua esposizione scarna, realistica, è servito a Pasolini da tessuto sul quale distendere una testimonianza su avvenimenti raccontati con l’ansia di un’antica cronaca. La realtà si dilata oltre il dato geografico; la rappresentazione ricorda il carattere popolare delle rappresentazioni paesane, pur non essendovi estranei gli apporti figurativi di Piero della Francesca o di Mantegna o di Masaccio.

La figura di Cristo conserva tutta intera la carica rivoluzionaria di chi si muove nella storia tra la gente, consapevole di durare oltre l’età breve, di chi avverte la propria predestinazione, l’indifferenza, l’incomprensione altrui. Il passaggio di Cristo attraverso questo mondo di miseria, di pregiudizi, di umiliazione è visto come il passaggio di un vento rinnovatore, suscitatore di tempesta e di ribellioni. Un umile portatore di verità tra gli umili.

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