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Note di regia

La signorina Margherita è uno spettacolo tutto da ridere, o meglio: da de-ridere. Si ride della signora Margherita perché rappresenta un tipo d’insegnante che tutti, negli anni di scuola, hanno conosciuto e deriso ed imitato. Ella rappresenta il caso umano.
Lo spazio scenico è trasformato in un’aula scolastica: grandi lavagne delimitano le tre quinte, la platea e palcoscenico si fondono attraverso due file di banchi su cui siedono alcuni spettatori, divenuti, volenti o nolenti, alunni di una classe media che deve accedere alle superiori. Minacce e costrizioni sono le armi di cui la professoressa Margherita dispone per imporre la propria esistenza: ella è l’incarnazione, ironica e bizzarra, del potere gerontocratico che schiaccia le nuove generazioni con la scusa dell’insegnamento; incapace di farsi da parte o di affrontare un aggiornamento educativo, annoiata dalle sue stesse parole ripetute all’infinito da troppi anni di docenza, la signora Margherita aggredisce ed elogia i propri alunni in maniera insensata ed esagerata. Ogni suo gesto e parola è un disperato tentativo di non perdere il potere acquisito, quando oramai essa stessa ha smarrito la fiducia in sé e nel ruolo che l’insegnante deve detenere, ossia il sostituto della famiglia a scuola.

Personaggio estremamente contemporaneo, la signora Margherita è sì esilarante maschera d’arcigno e folle tiranno, abbruttito demiurgo dell’istruzione, ma anche rappresentante della condizione attuale di disagio che l’insegnate sente nell’affrontare alunni intoccabili agli occhi dei genitori e della società. Pieni di diritti ed esenti da doveri, troppo maturi e sagaci per la loro ipotetica età, gli alunni soverchiano Margherita con il loro silenzio, le strappano il diritto ad essere un’insegnante noiosa e professionale, la spingono all’obbligo di coinvolgere la classe, la costringono insomma ad abbassarsi al loro livello di interessi. Ed ecco che la signora Margherita s’inventa narrazioni di vita privata, accenni piccanti, teorie personali sulla biologia, la sessuologia, la matematica, la storia. Convinta, per necessità di sopravvivenza se non altro, di essere ancora burattinaia, la signora Margherita percepisce i suoi burattini-alunni farsi gioco di lei, deriderla come insegnante e come donna, negare la sua funzione di elargitrice di conoscenza: dopo due ore di lezione scandite dal suono della campanella, Margherita ormai esausta estrarrà dalla borsetta caramelle da distribuire alla classe e una pistola, emblema di un gesto ultimo, tanto insensato quanto plateale. Il dilemma su cui si chiude il sipario è se la pistola la userà sulla classe o su se stessa; se, insomma, vincerà il sentimento di dominio o di debolezza, se sceglierà la strage o il suicidio.

Emiliano Bulgaria

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