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05/01/2009

Marlene Kuntz all'Arena

lunedì 9 febbraio
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12/12/2008

I Menu Natalizi dell'Arena

Le ricette dei protagonisti del Dopoteatro con gli Chef
per il tuo menu natalizio

10/11/2008

Laboratorio di scrittura Narrativa

Trame di Carta:
20, 21, 22 febbraio e 13, 14, 15 marzo
Laboratorio di scrittura condotto da
Grazia Verasani

16/10/2008

Laboratorio di dizione e lettura espressiva

Saperlo dire:
dal 18/02 all' 1/04/2009
laboratorio condotto da Alessandra Frabetti
aperte le iscrizioni



lo spettacolo

Mi piace seguire alcuni fili di narrazione, che spesso coincidono con degli autori-Shakespeare, Eliot, Calvino. E se Alice finiva con una premonizione inconsapevole (“se c’é un tempo per dormire e uno per morire-forse c’é anche un tempo infinito per sognare”), Amleto cominciava con una sorta di parafrasi dello stesso celeberrimo verso (“Esplodere o implodere, questo é il problema”). Calvino, appunto. E ancora da Calvino, attraverso la citazione appassionata che me ne ha regalato un’amica pittrice, ha cominciato a prender forma questo nuovo spettacolo: da quella sua Euridice “altra”, che sotto lo sguardo protettivo e vagamente ottuso di un uomo assai potente - un dio, nientemeno - che proprio non se ne fa una ragione, si ostina a voler abbandonare la sicurezza di una casa per avventurarsi nelle “le lande desolate del fuori”. Folgorante - a confermare (vedi Traviata) come lo sguardo maschile, quando è “buono”, a volte sappia leggerci addirittura meglio di noi stesse.
E’ questo che vorrei provare a raccontare - questo andare, incerto ma inesorabile, questo voler esplorare e partire e mettersi in gioco e capire, questo continuo sfidare e chiedere conto e pretendere rigore e rispetto e coerenza (“il talento delle donne sperdutamente amate / l’innocenza con cui puniscono per le cose mai avverate”: anche Fossati è un buon compagno di strada...); la fatica e la leggerezza, il dolore, lo sgomento, la rabbia, i desideri, “l’arme e gli amori” - cortesie pochine, temo; la testardaggine, l’autoironia, il magonismo terminale, la sorellanza che forse é perfino più inquieta della fratellanza; la violenza, ahimé, inevitabilmente; e l’inviolabilità, anche, possibilmente. Euridice e le altre, nei secoli protagoniste o (e?) testimoni di uxoricidi impuniti e vessazioni quotidiane, di espropriazioni subdole e continue, di gesti eroici e delitti inauditi, e di quel costante, incoercibile, formidabile accanimento terapeutico nei confronti del futuro. Euridice e le altre, sicuramente non tutte ma molte- le “ragazze senza pari” che abitano, e animano, la nostra vita e la nostra memoria. E che, compatibilmente con il mondo, riescono ad essere straordinariamente creative, e irresistibilmente simpatiche.
Non riesco a dirvi altro, per ora-scrivo queste righe molti mesi prima di cominciare a lavorare concretamente allo spettacolo, con i miei complici abituali. A tuttoggi non sono neanche tanto sicura del titolo- “Ragazze”, magari? o é meglio “Euridice e le altre”? e perché non proprio “Le lande desolate del fuori”? Sarei tentata di indire una consultazione elettorale, ma qualcosa mi trattiene, chissà come mai. Ho idea che mi limiterò a chiedere il parere delle donne che incontro: se l’ha capito perfino Ligabue, dev’essere proprio vero. Le donne lo sanno. Che bello ascoltarle.

Lella Costa

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