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Laboratorio di scrittura condotto da
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note di regia

Una grande storia d'amore con finale tragico. Tutto abbastanza convenzionale, quindi. Salvo che i due che si innamorano sono fratello e sorella: ciò che ha reso celebre questo dramma di Ford, insieme con il titolo, certamente non convenzionale. Dramma passionale d'amore, di vendetta e di morte: quindi, come di consueto, ambientazione in Italia (a Parma) perché l'Italia era, per gli elisabettiani, insieme con la Spagna, lo scenario ideale per le storie di vendetta.

Con questo spettacolo ritorno ad un tema che mi è molto caro, quello dei romanzi di formazione, che ho già toccato negli spettacoli La Certosa di Parma (1999), L’isola del tesoro (2000), Il viaggio a Venezia (2001), I venexiani (2002), La trilogia della villeggiatura (2005). Al centro di tutte le vicende di questi testi è sempre quella fase essenziale della vita dei giovani che coincide con il passaggio dall’adolescenza alla maturità. Di tutte le differenti versioni delle storie di formazione Peccato che sia una sgualdrina è senz’altro la più nera, inquietante ed erotica. Si tratta infatti di una storia in cui i protagonisti diventano adulti nel corso della vicenda ma la loro “crescita”, finisce col coincidere con la loro morte. Sarà uno spettacolo di grande intensità emotiva oltre che estetica che contrapporrà l’ipocrita moralismo degli adulti alla terribile, travolgente ma autentica passione dei due protagonisti.

Artefice dello spettacolo sarà l’abituale organico dello Stabile del Veneto con i suoi giovani (Gaia Aprea, Max Malatesta, Stefano Scandaletti) che hanno riscosso in questi anni grande consenso di pubblico e critica oltre che premi e riconoscimenti.

Le scenografie sono, come di consueto, di Antonio Fiorentino, mentre va segnalata la “new entry” di Maurizio Millenotti (premio Oscar) come costumista. Lo spettacolo nasce al Teatro Olimpico in occasione delle celebrazioni per il cinquecentesimo anniversario della nascita di Andrea Palladio. Teatro Stabile del Veneto e Teatro Biondo Stabile di Palermo tornano a coprodurre ripetendo un analogo felice episodio: la coproduzione de Il trionfo dell’amore, realizzata proprio per il Teatro Olimpico di Vicenza nel 2003. Va segnalata anche l’adesione del Teatro Stabile di Verona, che già partecipò al nostro Mercante di Venezia, presentato al Festival shakesperiano di Verona nell’estate 2006, e che si unisce a noi in questa seconda occasione celebrativa di un grande festival veneto.

Luca De Fusco

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