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Marlene Kuntz all'Arena

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Laboratorio di dizione e lettura espressiva

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note di drammaturgia

Cosa fanno gli attori - le tre attrici - nel MORANDI? Certamente fanno Anna, Dina e Maria Teresa, le tre sorelle di Giorgio Morandi, e come tali si presentano anche fornite di una memoria storico-teatrale che riguarda proprio essere tre e sorelle. Poi, superando qualche piccola divergenza, diventano una sorta di piccolo coro, anche attraverso dialoghi di carattere antifonario. E dall’intrecciarsi della dimensione del ruolo e quella del coro viene fuori l’esigenza di misurarsi personalmente via via con le varie situazioni e perciò di essere ognuna per sé le tre attrici. E anche su ciò di regolare i propri umori, reazioni, espressività; in altre parole permettere che facciano se stesse.

Che queste esigenze, che le disposizioni e le conseguenti esibizioni dell’attore in scena tengano conto della varietà di modi in cui può essere affrontato tutt’intero il personaggio lo sappiamo da molto. Nel caso specifico del MORANDI diciamo che tale esigenza già impostata sul piano drammaturgico, risulta chiara solo in scena: in uno spettacolo dedicato a un pittore - a un grande pittore - lui, Morandi, non c’è, non compare. Che sia perché è un monaco solitario tutto dedito alla sua attività oppure perché è una persona scontrosa e astiosa, torna utile pensare che Morandi tutt’intero sia nello spazio, nel suo spazio (la casa, la stanza, pochi altri luoghi) e anzi che lui sia questo spazio e lo spazio teatrale sia lui. Ci siamo convinti che i piccoli quadri di Morandi siano un intero palcoscenico e che d’altra parte il palcoscenico di un autore si identifichi con l’autore stesso il quale si fa diverso, altra cosa da quello che è nella vita.

Aggiungiamo: Morandi è un pittore seriale. I suoi oggetti e i suoi paesaggi si ripetono in infinite, sottili varianti. In tal modo Morandi ci insegna e ci ricorda che non ci muoviamo, noi uomini d’oggi, in una dimensione rettilinea del tempo, ma riconquistando ogni volta il senso del nostro vivere e percepire il vissuto.
Naturalmente siamo anche convinti che la rappresentazione, pittorica o teatrale che sia, non è la riproduzione del reale.

Luigi Gozzi

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