lo spettacolo

Edipo è la nuova tappa di “Arte e Salute nell’Arena del Sole”, il progetto che ha permesso alla compagnia di pazienti psichiatrici di avere residenza all’interno del Teatro Stabile della città. Il progetto, diretto da Nanni Garella, è il risultato di numerosi, proficui anni di collaborazione tra l’Associazione Arte e Salute e Nuova Scena, consolidato in un percorso di sperimentazione di un modello operativo inconsueto e innovativo, che coniuga un importante teatro nazionale e una realtà artistica nata nell’ambito del disagio e dell’esclusione sociale.

Appunti di Nanni Garella

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Edipo non ha il complesso di Edipo. Non è facile liberare Edipo dai depositi freudiani e dalla cultura psicoanalitica del novecento. Ma è quello che cercheremo di fare con la trascrizione teatrale della sceneggiatura del film di Pier Paolo Pasolini.
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Sembra un paradosso dire questo mentre si affronta il topos psicanalitico per eccellenza, con gli attori più edipici possibili. Eppure, sgombrando il campo dalle incrostazioni della cultura borghese, e lasciandosi guidare dalla asciuttezza popolare del racconto di Pasolini, si arriva spediti al cuore del problema - che non è un viaggio nell’inconscio, ma una consapevole e testarda ricerca della verità.
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Quando ho annunciato che avrei utilizzato la sceneggiatura di Pasolini, in molti mi hanno detto: «perché non la tragedia di Sofocle il cui testo è molto più bello?» Pasolini narra tutta la storia del mito, non solo il suo epilogo tragico, come in Sofocle. Per questo il pubblico conoscerà in anticipo la peripezia dell’eroe, e potrà prendere parte, come il pubblico della tragedia antica, con cognizione di causa, allo sviluppo della vicenda - ora con orrore, ora con commozione, ora con pietà per il tragico destino di Edipo.
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Dov’è nato Edipo? Dov’è finito Edipo? In quale quartiere, di quale città trascina i suoi occhi spenti? Vive accanto a noi, in una periferia, o in un ospizio, o in un lager? Ha una casa? Ha dei diritti? O è solo un disadattato sociale, un re spodestato, il padre di una famiglia dispersa? Ed è un padre o soltanto un figlio?
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Il prologo e l’epilogo della sceneggiatura di Pasolini ci riportano a vicende vicine, a noi quasi contemporanee, fanno balzare ai nostri occhi una attualità ingombrante del mito, come un fardello umano di cui è difficile sbarazzarsi… ma il bello di un mito è che resta intatto nella sua purezza di racconto poetico, al di là delle interpretazioni, delle riscritture, delle attualizzazioni.
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Nell’abisso che ci separa dalla verità della nostra esistenza umana, Edipo ci ammonisce dal profondo delle sue orbite vuote, ci spinge a fare uno sforzo di chiarezza, a fare luce nel profondo dell’anima, oltre le ingannevoli apparenze della materialità della vita.

I prossimi spettacoli

 
14 settembre

Serata Spettacolo

Presentazione Stagione 2010-11
 
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