note di regia
Riscrivere il teatro è oggi importante per sperimentare linguaggi nuovi e possibilità drammaturgiche più aperte. Il condizionamento di una scrittura definita, spesso obbliga gli interpreti a inserirsi in un codice di regole strutturali, ermeneutiche, linguistiche, da cui ci si distacca con fatica o, talvolta, con goffi tentativi di rivolta. Da qualche tempo cerchiamo materiali estranei al repertorio teatrale, proprio per conquistare una libertà d’azione altrimenti negata. Molteplici sono le possibilità che poesia, letteratura e pittura possono stimolare: per costruire un evento carico di suggestioni teatrali, denso di energia drammatica senza appartenere al corpus teatrale.
Naturalmente il problema del materiale non drammatico comporta una scelta di campo onesta: non piegare qualunque cosa alle regole del teatro, ma lasciar nascere combinazioni espressive. Spesso meravigliose pagine di letteratura sono state trasformate in drammi, perdendo così essenza, armonia e musicalità.
Il nostro progetto nasce da un’esigenza diversa: utilizzare il materiale letterario rispettandone la scrittura, per inventare sulla scena un evento che consenta all’ascoltatore-spettatore di non perdere di vista l’originaria invenzione dell’autore. Abbiamo così pensato di organizzare un progetto ispirato a un’opera letteraria della seconda metà del Novecento.
L’Accompagnatrice è un romanzo breve della scrittrice russa Nina Berberova, apparso per la prima volta in Francia negli anni ’80: è composto come un libretto di memorie abbandonato presso un rigattiere insieme ad alcuni spartiti, dalla padrona dell’albergo dove era morta una povera musicista.
Questa musicista era stata in realtà un’accompagnatrice di pianoforte: una di quelle presenze silenziose e discrete ma così determinanti, con la loro capacità di adattamento, nella carriera di un’artista del canto. Sonja, questo il nome della protagonista, è appunto al servizio di una fascinosa cantante di successo, da lei seguita come un’ombra nei vari spettacoli e nelle alterne vicende della sua vita di donna adorata e corteggiata. Il romanzo mette a fuoco con sottigliezza psicologica il legame tra una povera pianista e la sua padrona, segnato da fascinazione ed invidia, sfumature ed ombre, come accade in quei rapporti umani in cui emozioni senza nome e senza etichetta vincolano il cuore.
Noi pensiamo che sia interessante mettere insieme un’attrice e una pianista per provare a costruire un’esperienza in cui la parola e la musica inseguono quella fusione così fondamentale a raccontare con emozione i sommovimenti interiori di persone che vivono quel senso di precarietà continuo tipico degli artisti, squassati sempre dallo smarrimento e dalla vulnerabilità dell’anima.
Walter Pagliaro